IL TRADIMENTO DI UNA VEDOVA MUSULMANA – parte 1^ - Cuneo - Roma Trasgressiva

IL TRADIMENTO DI UNA VEDOVA MUSULMANA – parte 1^ - Cuneo - Roma Trasgressiva

Era una sera calda a Cuneo, ed avevo appena finito di fare qualche lavoro nel piccolo giardino di mia madre. Mi chiamo Omar, ho 19 anni, sono disoccupato e vivo ancora con lei. Io sono nato in Italia, ma i miei genitori provenivano dal Pakistan, e mio padre tornava spesso lì per aiutare i nonni. Questo lo ha portato ad essere ucciso insieme a tanti altri durante un attentato terroristico dieci anni fa.
Siamo rimasti solo io e la mia bellissima mamma Selima di 39 anni. La morte di suo marito l'aveva devastata, ma non ne aveva piegato la volontà di vivere e di crescermi. Era stata obbligata a seguire i dogmi islamici che opprimono le donne, quindi forse da vedova si sentiva più libera, dato che i precetti della Sharia non erano così fortemente controllati da mio padre. Tuttavia, essendo uomo, io seguivo ancora quei dogmi, e spesso mi lamentavo con lei quando violava gli insegnamenti. Ciò aveva causato molta tensione, ma lei doveva sapere che l'Islam tiene le donne sottomesse per delle buone ragioni.
Quel giorno mi ha detto:
- Omar, tra poco viene l'idraulico a sistemare i rubinetti...
Si era accorta che alcuni perdevano acqua e perciò aveva chiamato qualcuno per ripararli.
- Va bene...
Ho detto guardandola. Indossava sempre un hijab scuro per il lutto ed un abito tradizionale musulmano, ma quel pomeriggio era un hijab rosa, con sotto dei pantaloni attillati neri e una maglietta lunga di cotone. L'ho guardata e mi sono girato perchè sapeva che non approvavo quel modo di vestire così occidentale.
I miei pensieri sono stati interrotti dal suono del campanello. Lei è corsa verso la porta ed ha salutato un uomo bianco, alto e muscoloso, con i capelli corti ed i baffi biondi.
- Buon pomeriggio, lei deve essere Selima...
E' stata colta di sorpresa da quanto fosse bello quell'uomo.
- Oh sì, sono io... posso offrire qualcosa de fresco?
Ha detto nel suo italiano imperfetto.
- Sì grazie, fa ancora un caldo porco...
Ha detto lui guardando l'interno della casa mentre mia mamma si precipitava in cucina. Poi ha notato la mia presenza.
- Salve, sono Daniele, l'idraulico fedele... come va?
- Abbastanza bene...
Ho detto girandomi verso la televisione e dandogli le spalle. Arrivò mia madre con un bicchiere di tè freddo.
- No signora, grazie. Odio il tè...
- Ha ragione, lo odio anche io, ma noi non bere alcolici...
Ha risposto la mamma insultando la nostra famiglia, la nostra cultura e mio padre, solo per mettersi in mostra con quest'uomo bianco. Stavo per alzarmi e rimproverarla, tuttavia ho resistito.

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